Lampedusa - Foto Pixabay.com
Economia Società

600 milioni per “Isole Verdi” e recupero dei fondali marini

MITE e ISPRA danno il via a progetti finanziati dal PNRR per rendere più sostenibili ed ecologici i comuni delle “isole minori”, e per ripristinare gli ecosistemi sottomarini degradati da pesca e inquinamento.

Buone notizie per i mari italiani. Tra i provvedimenti del Governo di fine 2021, due segnano un punto a favore dell’ambiente marino e della sostenibilità delle comunità che lo vivono da vicino.

Con un decreto di metà dicembre è partito il “Progetto Isole Verdi”: un articolato piano di interventi strutturali da attuare in 13 comuni situati sulle “isole minori”. Il progetto impegna 200 milioni di euro messi a disposizione dall’Unione Europea attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR); questi fondi finanzieranno misure di efficientamento energetico e idrico, gestione del ciclo dei rifiuti, produzione di energia rinnovabile, mobilità sostenibile ed economia circolare. Le amministrazioni isolane destinatarie dei finanziamenti sono: Capraia, Isola del Giglio, Isole Tremiti, Favignana, Lampedusa, Leni, Lipari, Malfa, Pantelleria, Ponza, Santa Marina Salina, Ustica e Ventotene. I rispettivi sindaci hanno tempo fino al 13 aprile per presentare i loro progetti. Tra le tipologie previste: impianti di compostaggio, realizzazione di isole ecologiche, installazione di erogatori di acqua potabile (per ridurre l’uso di bottiglie di plastica); acquisto di barche, auto e bus elettrici o ibridi; impianto di dissalatori d’acqua marina e di sistemi di recupero di acque piovane; costruzione o ammodernamento di generatori di energia da fonti rinnovabili (eolico, solare termico, fotovoltaico ecc.).

Passando dalla terraferma al mare il budget raddoppia: con la firma di un protocollo d’intesa tra Ministero della Transizione Ecologica e Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale (ISPRA), altri 400 milioni del PNRR sono stati destinati a “interventi a favore dell’economia blu sostenibile”, e più in particolare al progetto “Ripristino e tutela dei fondali e degli habitat marini”. Qui lo scopo è avviare campagne di osservazione, recupero e restauro di fondali marini degradati a causa delle attività umane. Il ripristino della fauna e della flora delle coste e dei mari italiani, nelle intenzioni del Ministero, non solo tuteleranno e sosterranno la biodiversità ambientale ma, in prospettiva, porteranno benefici anche alla blue economy nazionale, attraverso le filiere della pesca (sostenibile), del turismo e di tutte le attività costiere ad esse correlate. I fondi, si legge nel protocollo d’intesa, serviranno a: incrementare i sistemi di osservazione degli ecosistemi; mappare le praterie di Posidonia (la pianta che arricchisce la salubrità delle acque dove cresce, fornisce nutrimento e habitat a diverse specie animali e protegge le coste dall’erosione); ripristinare l’equilibrio ecologico dei fondali rovinati da inquinamento e pratiche di pesca distruttive; attuare misure di tutela degli ecosistemi. Il protocollo sottoscritto dalle due istituzioni ha una durata iniziale di 6 mesi con possibilità di proroga successiva e prevede il coordinamento amministrativo-finanziario-scientifico di una task force congiunta composta di 6 membri dei rispettivi staff, che nei prossimi mesi individuerà i progetti specifici per attuare gli obiettivi.

Articoli collegati

Impatta4Equity: progetti sostenibili ispirati alla Laudato Si’

Redazione

Ambiente al cinema: da fondale a protagonista

Tiziana Tuccillo Giuliano Giulianini

Don Ciotti: Ragazzi, meravigliosi e fragili, abbiamo bisogno di voi!

Pierluigi Sassi