Le trasformazioni in atto nel settore energia nell’ottica della transizione: dalle possibilità della finanza all’adeguamento delle infrastrutture, commentate da Alessandro Noce, DG Mercati e Infrastrutture Energetiche MASE.
di Gabriele Renzi e Giuliano Giulianini
In un contesto segnato dall’accelerazione della transizione energetica, dalla necessità di rafforzare le infrastrutture, e dalle tensioni geopolitiche che influenzano gli approvvigionamenti, il rapporto tra mercato, innovazione e sicurezza energetica è sempre più centrale.
Per approfondire come stanno evolvendo investimenti, reti, efficienza energetica e strategie di lungo periodo verso un sistema più sostenibile e resiliente, ne abbiamo parlato con Alessandro Noce, Direttore Generale Mercati e Infrastrutture Energetiche del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, a margine del Festival dell’Innovability Impatta Disrupt.
Come sta rispondendo il mercato alle istanze poste dalla transizione energetica?
Il rapporto fra i mercati e la transizione energetica è sicuramente complesso, ma sviluppato. Moltissimi operatori di mercato investono nella transizione: sia nelle energie rinnovabili per la produzione elettrica, sia nei biogas e in altre soluzioni.
Ci sono utilities tradizionali che si sono lanciate in queste attività ma anche operatori nuovi, e soprattutto un’ampia platea di fondi che finanziano queste iniziative. Tutti questi investimenti verso la transizione – il passaggio dai combustibili fossili alle nuove fonti – sono in genere a forte intensità di capitale, quindi agli operatori servono forme di copertura di queste spese in conto capitale, attraverso contratti di lungo periodo.
Ci sono due tipologie di contratto molto importanti, sviluppate per finanziare queste attività. Nel mercato privato abbiamo i PPA – Purchasing Power Agreement: contratti di lungo periodo fra un produttore o uno sviluppatore di un impianto e il cliente finale. A livello pubblico ci sono dei meccanismi incentivanti svolti tramite delle aste che il Ministero organizza e il GSE attua. Attraverso di essi vengono identificati gli impianti da finanziare con meccanismi contrattuali di lungo termine che garantiscono stabilità dei ricavi e copertura degli investimenti. Posso dire che, da questo punto di vista, il mercato è coerente con gli obiettivi della transizione.
A che punto sono le reti di distribuzione dell’energia?
Lo sviluppo di nuove forme di energia pone sicuramente la rete nella necessità di gestire questo apporto di fonti non programmabili lungo le proprie infrastrutture.
In Italia il gestore di rete attua piani di sviluppo molto importanti per garantire che l’apporto – in prospettiva sempre maggiore – di fonti rinnovabili non programmabili concentrate in particolare al Sud, dove c’è più sole e più vento, possa essere veicolato nelle zone al nord del Paese dove c’è più domanda.
Ci sono due possibili tipologie di investimento non alternative, ma complementari: investimenti nella rete, ma anche – ed è ciò che l’Italia sta facendo con convinzione – investimenti in batterie per aumentare la capacità di stoccaggio elettrico.
Abbiamo un programma per lo sviluppo di un sistema di batterie che immagazzini energia rinnovabile nelle ore in cui gli impianti producono, per poi rilasciarla quando la domanda è molto alta, nelle ore in cui invece non producono. È ovvio che tutto questo ha dei costi, e deve essere gestito in maniera integrata con lo sviluppo delle rinnovabili.
Che ruolo gioca l’efficienza energetica?
L’efficienza energetica è un concetto generale che vale per ogni ambito: residenziale e industriale. Da quando in Europa c’è un sistema di imposizione di diagnosi energetiche nei processi industriali, le industrie hanno messo in atto delle iniziative per consumare molta meno energia rispetto al passato. Tra l’altro, dal 2003, in Europa c’è una normativa sugli ETS, sul regime di scambio di quote di emissione: l’efficienza energetica non solo fa consumare meno, ma fa emettere meno, e quindi riduce gli obblighi di restituire queste quote di emissione sulla base della normativa europea.
In campo residenziale ci si scontra con delle difficoltà oggettive; perché efficientare il patrimonio residenziale è molto complesso. Un tema molto importante su cui bisogna lavorare è la sostituzione in ambito domestico del vettore gas con le pompe di calore: ovvero l’elettrificazione dei consumi domestici.
Come incide la crisi geopolitica sul mercato e sulla transizione energetica?
Nell’immediato prevalgono questioni di sicurezza di approvvigionamento e di tutela delle esigenze del Paese rispetto ad obiettivi di più lungo periodo. È chiaro che nel lungo periodo è importante, e le crisi servono anche a questo: garantire un sistema di approvvigionamento energetico il più resiliente possibile per soffrire il meno possibile qualora si ripropongano. Da questo punto di vista l’unica soluzione è l’indipendenza energetica.
