Economia

Imprese e transizione energetica, Unioncamere: servono stabilità e strumenti efficaci

La transizione energetica dalla parte delle imprese: criticità, incentivi, possibilità e strumenti a disposizione delle aziende. Intervista a Sandro Pettinato, Vice Direttore Generale di Unioncamere.

La transizione energetica, per il sistema produttivo italiano, rappresenta una sfida cruciale, che intreccia competitività, sostenibilità e capacità di adattamento. Per molte imprese, soprattutto nei settori più energivori che costituiscono l’ossatura del Made in Italy, il costo dell’energia incide in modo diretto sulla tenuta economica e sulle prospettive di crescita. Con Sandro Pettinato, Vice-segretario generale di Unioncamere, approfondiamo il rapporto tra imprese e transizione energetica: dal peso delle bollette agli strumenti di incentivazione, alla necessità di una collaborazione più efficace tra imprese, istituzioni e sistema finanziario.

Quanto incide l’energia sui conti delle imprese?
L’incidenza del fattore energetico sul conto delle imprese nel nostro Paese è particolarmente elevata. Non soltanto perché abbiamo aziende fortemente dipendenti dalla bolletta, ma anche perché molte aziende energivore lavorano in settori che caratterizzano il Made in Italy. Pensiamo al comparto della chimica, della ceramica, dell’agroalimentare.
Negli ultimi anni le nostre imprese hanno affrontato delle grandissima difficoltà economiche, sia a causa del caro bollette che dei conflitti internazionali. Noi monitoriamo con cadenza semestrale e ci siamo accorti che il fattore energetico è stato fortemente incisivo ed ha determinato la crescita della percentuale di aziende in difficoltà economica e finanziaria.

Sandro Pettinato, Vice Direttore Generale di Unioncamere

Che ruolo hanno le imprese nella transizione energetica?
Se da un lato l’azienda assume un grosso onere per i costi dell’energia, dall’altro c’è una grandissima disponibilità, culturale e fattiva, verso nuovi strumenti, nuove possibilità, nuovi apparati. Faccio l’esempio delle CER, le comunità energetiche rinnovabili, su cui le camere di commercio hanno svolto un ruolo non solo di promotore, ma anche di organizzatore realizzando alcune comunità. Abbiamo avuto un successo enorme: le aziende hanno capito la convenienza di mettere a fattor comune in una sorta di condominio energetico sia le risorse che la loro ridistribuzione. Ora il tema è la stabilità degli strumenti incentivanti e delle politiche di sostegno a questi meccanismi. Se sarà confermata, la disponibilità delle aziende è sicuramente molto grande.

Quali incentivi, pubblici e privati, hanno a disposizione le aziende per agevolare la transizione?
Il sistema delle imprese non sempre conosce e riesce ad utilizzare la vastissima gamma di incentivi che esistono anche sul tema dell’energia. Ci sono molti incentivi dedicati alla transizione e al caro energia, ma non sempre si è saputo cogliere queste opportunità.
Un po’ perché a volte i meccanismi di questi strumenti sono farraginosi, un po’ perché l’azienda ha difficoltà a progettare perché forse non si fida della continuità di certi interventi: ricordo ad esempio negli anni passati un dietrofront rispetto ai contributi sul fotovoltaico che ha causato sfiducia nelle imprese; anche perché i soggetti territoriali – i corpi intermedi che dovrebbero aiutare all’accesso a questi strumenti – non sempre hanno dato una mano per accedervi.
Le Camere di Commercio stanno lavorando per rendere – attraverso dei portali di accompagnamento – fruibili queste risorse nazionali, locali e comunitarie, che sono molte e speriamo continuino.

Serve maggior collaborazione fra imprese e istituzioni?

Le sfide che la transizione ambientale ed energetica hanno posto in questi anni, da un lato vedono l’impresa coinvolta nell’adempiere ad alcune funzioni; dall’altra vedono alcuni stakeholder – penso al sistema finanziario e creditizio – nella necessità di recuperare informazioni per meglio garantire il tema della sostenibilità e del rischio di credito. Penso ai criteri ESG che di fatto sono una sorta di patto tra sistema finanziario e creditizio e mondo delle imprese: queste devono fornire le informazioni giuste sui temi ambientali, sociali e di governance agli intermediari creditizi.
Se questo patto, rispetto alla fornitura di servizi finanziari, determina poi un miglioramento delle condizioni per le aziende che forniscono dati sui fattori ESG, avremo certamente successo. Se invece rimane solo un aspetto burocratico per cui si deve rispondere a sessanta domande senza alcun beneficio, allora sarà solo un ulteriore adempimento ed è chiaro che il mondo dell’impresa non può accoglierlo favorevolmente.
Ci deve essere un patto fra mondo aziendale e regolamentazione, sul tema ESG come su tanti altri, che faccia si che l’azienda che fa la sua parte, tocchi con mano, nel tempo, i vantaggi della sostenibilità.

Ovviamente il tema della transizione energetica non è identico per tutte le imprese. Ci sono aziende che hanno nell’energia un fattore fondamentale delle loro attività: penso alla siderurgia, alla ceramica, a quei settori in cui il consumo e il costo dell’energia sono determinanti. Altre sono meno impattate: penso ai servizi; altre ancora, accanto a quello energetico, hanno altri fattori fondamentali: penso all’importanza dell’acqua per il settore tessile.
Occorre evidentemente intervenire in maniera disgiunta. Gli incentivi devono privilegiare le imprese più dipendenti dal reperimento di risorse energetiche o ambientali, rispetto a quelle che invece non hanno oneri particolarmente rilevanti in questo senso. Questa differenziazione rende più efficace una misura rispetto ad un intervento a pioggia che invece servirebbe a ben poco.

Articoli collegati

Innovazione e sostenibilità guidano il settore farmaceutico

Redazione

Acciaio: riciclato inquina meno

Giuliano Giulianini

Batterie: una miniera di materie prime da sfruttare

Tiziana Tuccillo Giuliano Giulianini