Decarbonizzazione, transizione energetica, mobilità elettrica e opzione nucleare. Intervista ad Alessandro Macina, giornalista Rai, autore di “Chi ha paura dell’auto elettrica?”.
Il consumo di energia nel mondo dipende ancora, pesantemente, dalle fonti fossili: secondo l’Energy Institute – Statistical Review of World Energy nel 2024 carbone, petrolio e gas contavano ancora per l’81% del totale, con le rinnovabili poco sotto il 15% e il nucleare sceso sotto il 4% dopo picchi storici oltre il 6% a cavallo del millennio. Di “Transizione economica e sociale necessaria” si è parlato di recente in una sessione del Festival Impatta Disrupt a Roma, con diversi focus tematici. Uno di essi ha riguardato uno degli aspetti più emblematici e “popolari” della transizione: la mobilità elettrica. Secondo il report “Global EV Outlook” dell’AIE la produzione di veicoli a trazione esclusivamente elettrica sta crescendo con molta rapidità: se nel 2025 rappresentava il 20% delle auto prodotte nel mondo, le stime parlano di un aumento al 30% entro il 2026. Se ne è parlato nel panel “Mobilità elettrica: sfide, opportunità e scenari per la transizione sostenibile”, dove è intervenuto Alessandro Macina, inviato RAI, esperto della materia e autore dl libro “Chi ha paura dell’auto elettrica? Otto fake news alla prova dei fatti” (Dedalo editore). A Margine del convegno abbiamo approfondito con lui questi argomenti.
C’è davvero bisogno di decarbonizzare la produzione di energia?
La decarbonizzazione è urgente – ce ne rendiamo drammaticamente conto anche in questi giorni – innanzitutto per una questione di sicurezza energetica. Per tanti anni ci è stato raccontato che la sicurezza energetica dipendesse dall’approvvigionamento continuo, ininterrotto, perenne di combustibili fossili. Con l’attualità, drammaticamente, scopriamo che non è così: forse la sicurezza è disporre di energia prodotta con proprie risorse e materie prime, di cui tra l’altro siamo anche molto ricchi in Italia. Parlo naturalmente di sole e vento.
Non dobbiamo poi dimenticare che la decarbonizzazione è resa urgente dalla crisi del clima. I combustibili fossili hanno sicuramente favorito la costruzione di un mondo interconnesso, collegato, e hanno permesso un forte sviluppo dell’economia; ma tutto ciò ha comportato anche questo “effetto collaterale”. L’abbiamo un po’ dimenticata, ma la crisi climatica non si dimentica di noi, e ciclicamente bussa alla nostra porta. Lo vediamo in un paese fragile come l’Italia, dal punto di vista idrogeologico, con episodi sempre più numerosi.
Quindi l’urgenza della decarbonizzazione è aiutarci nella crisi climatica, e non cadere nel baratro economico della dipendenza dei combustibili fossili che ci sta trascinando nell’ennesimo shock energetico globale; come se fossimo ancora negli anni Settanta.
Le rinnovabili rappresentano davvero una soluzione immediata?
Le rinnovabili stanno vincendo, innanzitutto dal punto di vista tecnologico. Sono estremamente veloci da installare: per realizzare un impianto fotovoltaico bastano pochi mesi; per un impianto eolico poco di più e comunque sono operativi dopo un anno e mezzo… autorizzazioni permettendo.
Le batterie stanno cambiando il mondo. Il costo di questa tecnologia è diminuito del 99% in trent’anni. Mai nessuna tecnologia ha avuto una dinamica simile. Oggi le batterie permettono di alimentare una città anche quando non c’è il sole; e fanno viaggiare un’automobile con un’autonomia media di 500 chilometri.
Perciò i punti forti delle rinnovabili sono la velocità e la semplicità di installazione, i costi molto minori sia all’installazione sia, successivamente, per l’approvvigionamento di materie prime: il sole e il vento ci evitano di trasportare combustibile fossile in giro per il mondo; non c’è nulla da bruciare; e nessuno da cui dipendere.
C’è però il problema delle giornate nuvolose e senza vento. Anche le rinnovabili hanno delle controindicazioni.
Il grande tema dell’intermittenza. Molti dicono che non è possibile fornire energia a un paese al 100% da fonti rinnovabili. In realtà, nel mondo e in Europa, abbiamo situazioni già molto vicine al 100%. La Scienza continua a spiegarci che, per esempio, sole e vento sono molto complementari. Inoltre ci sono le batterie: in California il 40% dell’energia è stoccata in batterie, per essere usata quando il sole va via. Ci avevano anche detto che i combustibili fossili non sono intermittenti, che non si sarebbero mai interrotti; invece in questi giorni abbiamo la dimostrazione che basta bloccare un collo di bottiglia dell’economia dei combustibili fossili (lo Stretto di Hormuz, ndr.) e diventano intermittenti anche loro.
Sole, vento, geotermia sono risorse disponibili a tutti: non devi chiederle ad alcun dittatore. Oggi di sono molte possibilità tecnologiche; motivo per cui le rinnovabili stanno vincendo a livello globale, rappresentando oltre l’80% delle nuove installazioni.
Che momento sta vivendo il settore della mobilità elettrica?
In tempi di crisi energetica cresce anche l’interesse per i veicoli elettrici. Anche qui però siamo rimasti molto legati al petrolio: saremmo potuti passare più velocemente all’auto elettrica. In Italia ci sono notevoli barriere culturali e una narrazione piuttosto ostile, ma l’auto elettrica porta grandi vantaggi alla mobilità urbana e al consumatore. Il prezzo dei carburanti è, e sarà sempre legato alla disponibilità del petrolio, e non solo: perché il prezzo del petrolio si fa, non solo in base a domanda e offerta, ma sui mercati finanziari dove si scambiano quantità virtuali, molto diverse da quelle realmente disponibili. Il prezzo della benzina che paghiamo tutti i giorni è influenzato da questo.
Oggi un piccolo pannello da 200 euro permette di fare all’auto l’equivalente del pieno di benzina: un pieno di energia. Certamente non tutti hanno una colonnina privata in garage, o un tetto per installare i pannelli solari; però si risparmia anche con la ricarica pubblica, stradale, che ha un costo molto inferiore a quello dei carburanti.
Soprattutto l’auto elettrica ci potrebbe aiutare a ridisegnare le nostre città; a entrare in un ecosistema urbano della mobilità a emissioni zero in cui, naturalmente, la soluzione principale è sempre il trasporto pubblico. Trasporto pubblico elettrico a emissioni zero che offre alle persone un’alternativa all’obbligo di possedere un’auto. L’automobile subentra poi laddove non arriva il servizio pubblico, e dove non ci sono altre possibilità di spostamento. Oggi utilizziamo l’auto per fare pochissimi chilometri: la gran parte degli spostamenti sono al di sotto dei 2km; mediamente un’auto in Italia percorre meno di 40km. Per questo la tecnologia dell’auto elettrica sta vincendo: costa di meno. Il gap tra il prezzo di acquisto di auto a combustione ed elettriche si sta riducendo sempre di più; ma quella elettrica costa meno di manutenzione. Inoltre per fare 40km (o anche meno) al giorno è più che sufficiente una batteria che si ricarica a casa quasi come un cellulare; e che offre un’autonomia di circa 500km.
Le centrali nucleari possono avere un ruolo per il futuro sostenibile della produzione di energia?
Non sono un grande esperto di questa tecnologia, ma riprendo la posizione scientifica predominante. Se andiamo a verificare, a livello globale non c’è il grande ritorno del nucleare di cui si parla: in realtà oggi si produce meno energia da nucleare rispetto anche solo a 20 anni fa. Anche i paesi che ci stanno investendo di più – come la Cina che spesso viene citata nel dibattito sul tema – in realtà stanno investendo maggiormente sulle rinnovabili.
Certamente non dobbiamo abdicare completamente all’energia nucleare. Penso sia una frontiera importante su cui fare ricerca, sempre però valutando oggettivamente pro e contro. Ad esempio i tempi di installazione che sappiamo non essere equivalenti a quelli delle rinnovabili: parliamo di almeno 10-15 anni prima di vedere nuove centrali in funzione. Perciò dobbiamo chiederci quale sia soluzione alla crisi energetica per l’immediato, dal punto di vista tecnologico: tutto il mondo scientifico ci dice per l’oggi sono le energie rinnovabili.
