In occasione della Giornata Mondiale delle Api, Ecosistema ospita Marialba Ventricelli dell’Associazione Buono.
Il 20 maggio si celebra la Giornata Mondiale delle Api. Venne istituita dalle Nazioni Unite nel 2017 quando divenne chiaro che non solo gli insetti, ma anche altri animali impollinatori, sono in forte calo, e che le conseguenze si fanno sentire sugli equilibri naturali e sulla produzione di cibo. Questa giornata ogni anno ricorda dunque l’importanza di proteggere e incrementare gli habitat naturali non solo ai cittadini ma anche ai media, e soprattutto ai decisori politici. Bisogna ricordare infatti che le api sono il simbolo dell’impollinazione, ma anche altri esseri viventi svolgono questa funzione fondamentale: tra gli insetti le vespe, le farfalle, le coccinelle; tra gli altri animali i ragni, gli uccelli, anche i rettili e alcuni mammiferi come i pipistrelli.
Secondo il report Effetto Oasi del WWF, nel mondo, la riproduzione del 90% delle piante da fiore selvatiche e il 75% delle piante coltivate dipende dagli animali impollinatori. Purtroppo a livello globale il 40% degli impollinatori invertebrati rischia l’estinzione. In Europa sono in forte declino il 37% delle api selvatiche e il 31% delle farfalle. Per dare un’idea del valore anche economico dell’impollinazione animale, si pensi che da essa dipendono il 70% della produzione di cibo mondiale, e l’80% di quella europea; per un valore stimato tra i 200 e i 600 miliardi di dollari annui. In Italia, secondo il Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale, questo valore è di 3 miliardi annui.
Le varie specie di api svolgono la maggior parte di questo lavoro. In Italia sono circa mille specie, impollinano il 70% delle piante selvatiche e il 52% di quelle coltivate. In occasione di questa giornata Coldiretti ci rivela che ogni ape visita circa 7000 fiori al giorno e per produrre un chilo di miele occorre che l’alveare esplori 4 milioni di fiori. Nel Paese operano 77 mila apicoltori che gestiscono 1,5 milioni di arnie e producono 31 milioni di chili di miele di 60 varietà tra cui molte certificate DOP. Le minacce a questa filiera sono economiche (26 milioni di chili di miele di importazione, in aumento anche da fuori UE) e ambientali: inquinamento, cambiamenti climatici, perdita di habitat e utilizzo di pesticidi in agricoltura.
Le api hanno anche nemici naturali: predatori come i calabroni e alcuni uccelli, e insetti parassiti. Recentemente Enea ha annunciato la messa a punto di un “biopesticida” che contrasta la diffusione di un parassita degli alveari: Aethina tumida, detto anche “coleottero degli alveari”. Si tratta di un insetto invasivo e alieno, proveniente dall’Africa subsahariana e presente almeno dal 2014 in Calabria, da dove si sta diffondendo risalendo la penisola. Il coleottero è grande quanto la testa di un’ape da miele; si ciba di cera, uova e larve, causando anche una maggiore acidità del miele.
La ricerca ha messo a punto una molecola da somministrare alle sue larve, che blocca la crescita e dunque la riproduzione del coleottero, senza danneggiare le api. Ci sta lavorando il Centro Ricerche Trisaia di Matera, e i ricercatori assicurano che la molecola non mette a rischio l’ambiente e la salute umana.
Ne abbiamo parlato questa settimana in Ecosistema, la rubrica radiofonica di Earth Day Italia ospitata su Radio Vaticana, con Marialba Ventricelli, biologo e vice presidente dell’Associazione Buono, che oltre ad operare nel campo dell’educazione ambientale ha avviato una produzione di miele biologico a Manziana (RM). Di seguito il podcast della trasmissione.
