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La nostra casa: il primo habitat da proteggere contro l’inquinamento

L’inquinamento indoor si annida al chiuso di uffici, scuole e soprattutto abitazioni, dove passiamo la maggior parte della nostra vita. La soluzione è nelle nostre abitudini di vita e nella corretta progettazione degli ambienti. Ecosistema intervista Lucia Iorio, interior designer e scrittrice.

Quando parliamo di ambiente e inquinamento di solito ci riferiamo a spazi aperti: cielo, mare, fiumi, foreste e anche città. Ma la verità è che passiamo il 90% del nostro tempo in luoghi chiusi: al lavoro e a casa principalmente. Ebbene, questi “ambienti” sono più o meno salutari dal punto di vista ecologico?
La nostra casa è il primo habitat”, per citare un documento dell’Istituto Superiore di Sanità che avverte dei pericoli, e relative soluzioni, del cosiddetto “inquinamento indoor” cioè “al chiuso”. Uffici, negozi, scuole, ospedali… senza dimenticare automobili, treni e autobus quando ci muoviamo; e poi, soprattutto, le nostre abitazioni dove passiamo anche tutta la notte. Questi ambienti non sono asettici: se non mantenuti bene al contrario possono diventare ricettacolo di sostanze inquinanti, microorganismi, particelle sospese, muffe e molecole chimiche dannose per la salute. Per non parlare di altre forme di inquinamento, come quello acustico e luminoso. L’ISS sottolinea che proprio al chiuso “avviene la gran parte dell’esposizione della popolazione all’inquinamento atmosferico”.

Tra gli inquinanti che non penseremmo di trovarci in casa ci sono le particelle sospese, PM10, PM2.5 ed NOx, di cui parliamo spesso per la qualità dell’aria delle città che, essendo volatili, entrano da porte, finestre e finestrini; i famigerati PFAS: sostanze chimiche utilizzate per  imballaggi, stoviglie e capi d’abbigliamento; il monossido di carbonio proveniente da impianti di riscaldamento mal tenti o mal collegati all’esterno; e ancora: fibre artificiali di insetticidi e pesticidi, microplastiche, composti organici volanti che si distribuiscono negli ambienti interni da materiali da costruzione (soprattutto vecchie murature, tubature e isolanti), vernici, collanti, solventi, computer, stampanti, fotocopiatrici… ma anche da mobili e arredi, stufe e camini, profumi e deodoranti, disinfettanti, candele; da padelle, pentole e fornelli mentre cuciniamo; e ovviamente quando fumiamo al chiuso.  Le contromisure sono: in primis, aerare le stanze aprendo spesso le finestre. Tenerle aperte mentre si cucina, si fanno le pulizie, ed anche quando si lava e si stira. Limitare al necessario l’uso di detergenti, detersivi, deodoranti, insetticidi, diffusori e leggere sempre attentamente le indicazioni nelle etichette. Non mescolare i vari prodotti per la pulizia.

Oltre a mantenerlo sano, possiamo migliorare l’ambiente domestico anche arredandolo e progettandolo correttamente e in maniera sostenibile: scegliendo materiali naturali per mobili e arredi; sfruttando al meglio la luce naturale e il verde; regolando l’uso di elettrodomestici ed efficientando le nostre case. Quali sono i materiali più ecologici e innovativi? Quali sono le soluzioni migliori per sfruttare la luce naturale e ridurre i consumi energetici? Come è cambiato il concerto del verde nelle nostre case, e come adattarlo ai cambiamenti climatici? Per rispondere a queste domande abbiamo intervistato Lucia Iorio, interior designer ed autrice del libro “Design: storia, impatto e arte di vivere”, che ricostruisce stili e mode dell’arredamento di interni dall’antichità ad oggi, ma sottolinea anche molti aspetti del benessere abitativo, tra i quali la questione ambientale. Ne abbiamo parlato in Ecosistema, la rubrica radiofonica di Earth Day Italia ospitata su Radio Vaticana. Di seguito il podcast della trasmissione.

 

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