Il Ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi e la Sottosegretaria Barbara Floridia alla presentazione del Piano RiGenerazione Scuola - Foto MIUR
Educazione Interviste

La Scuola verso la transizione ecologica

Il Ministero dell’Istruzione presenta il piano “RiGenerazione Scuola”, per la riforma in senso ecologico e sostenibile dei percorsi e dei programmi didattici, e la ristrutturazione degli edifici scolastici.

Il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e la sottosegretaria Barbara Floridia hanno presentato oggi “RiGenerazione Scuola” il piano per la transizione ecologica e culturale delle scuole, inquadrato nell’Agenda 2030 stabilita dalle Nazioni Unite.

All’incontro nella sala “Aldo Moro” era presente anche una rappresentanza di Earth Day Italia. Riportiamo di seguito la registrazione dell’evento dal canale Youtube del Ministero dell’Istruzione.

 

La transizione ecologica e culturale della scuola – si legge nella nota del Ministero che annuncia il Piano – sarà fondata su quattro pilastri: la rigenerazione dei saperi, ovvero che cosa si impara a scuola; la rigenerazione delle infrastrutture, con la costruzione di edifici innovativi e la creazione di nuovi ambienti di apprendimento; la rigenerazione dei comportamenti, con l’acquisizione di buone abitudini nel rispetto dell’ambiente anche a scuola; la rigenerazione delle opportunità, ovvero indirizzi scolastici caratterizzati da percorsi formativi che guardano ai temi dell’ecologia e della sostenibilità.”

Durante l’evento, i quattro “pilastri” suddetti sono stati rappresentati idealmente da altrettante scuole in collegamento video da diverse città italiane. Al dibattito, moderato dalla giornalista del TG1 Laura Chimenti, sono intervenuti anche i rappresentanti dei partner istituzionali del progetto: Maria Chiara Carrozza, Presidente del CNR; Fabio Trincardi, Direttore del Dipartimento di Scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente del CNR; Claudia Brunori, vice Direttore del Dipartimento per l’Economia Circolare di ENEA; e Alessandro Bratti, Direttore generale dell’ISPRA.

Nei suoi interventi durante la diretta, il ministro Bianchi ha fatto appello alle forze vive del paese per far ripartire il paese, iniziando proprio dalla scuola. Di seguito alcuni estratti del suo discorso.

Questo è un momento importantissimo per la scuola italiana, per questo Governo, per questo Paese. Apriamo un capitolo importante, importantissimo: il capitolo della formazione, dell’educazione alla sostenibilità. Lo apriamo con questa parola meravigliosa che è “rigenerazione”, la capacità di generare nuovamente. Una nuova mente, una nuova capacità di intendere, una nuova capacità di vedere, una nuova capacità di agire. Tutto questo partendo dalla scuola. Perché, come abbiamo imparato nel momento durissimo del terremoto che abbiamo vissuto – un momento di ripensamento profondo – la scuola è il battito della comunità; e quindi è la scuola che deve dare il ritmo di partenza.

Non stiamo salvando il pianeta, stiamo salvando noi stessi e i nostri figli. Stiamo salvando i figli che non conosciamo ancora, ma che ci saranno e che ci dovranno essere. Stiamo salvando l’idea stessa della vita.

Dobbiamo riflettere molto su noi stessi perché per molti anni abbiamo peccato di arroganza e abbiamo pensato di poter costruire materiali indistruttibili – addirittura si chiamava “eternit” – e non abbiamo pensato che tutte le cose, tutte le persone, noi stessi, abbiamo un inizio e una fine. E questo non è un male, ma ciò che ci garantisce la continuità. Con la nostra vita siamo qui perché siamo rigeneratori di altre vite.

Oggi finalmente abbiamo respirato tanta passione e tanto entusiasmo (durante la presentazione del piano sono intervenuti diversi docenti e studenti collegati dalle scuole di diverse città, nda.). Il paese si può rilanciare con tante risorse; possiamo benissimo fare tutti i grandi finanzieri o i grandi economisti; ma senza l’entusiasmo collettivo non si riparte.  Non si riparte senza afferrare questa straordinaria opportunità che ci viene data del ricominciare: quest’idea del poter guardare indietro, non solo ai giorni prima della pandemia, ma più indietro; quando sembrava che le parole da pietre fossero diventate piume e quindi tutte le parole fossero al vento; quest’idea che si poteva dire qualsiasi cosa perché tanto era irrilevante. Quest’idea che potevamo avere una community fatta di amici la cui amicizia era sostanzialmente un click. No, l’amicizia è qualcosa di più: è presentarsi e dire “ho bisogno” . Abbiamo necessità degli altri, e questa riscoperta della scuola come luogo dell’incontro si sposa con l’idea di un paese che si ritrova e ritrova nella scuola il suo battito della comunità.

Questo è un paese che non si è fermato. E, come tutte le volte, il nostro paese dimostra la sua capacità proprio nel momento più difficile: nel momento più delicato il paese c’è. Dico a voi ragazzi: dimostrate anche voi che dobbiamo essere orgogliosi del nostro paese; e quindi cominciamo a  rigenerarci. Le scuole siano un presidio di legalità, intelligenza e passione. Il nostro paese ne ha bisogno.

Il Piano, nelle sue linee generali consultabili anche sul sito del Ministero dell’Istruzione, è stato illustrato dalla senatrice e sottosegretario all’Istruzione Barbara Floridia, che ne ha curato la realizzazione nei mesi passati. Di seguito alcuni passaggi della sua presentazione.

Barbara Floridia

Dobbiamo ripartire cambiando approccio: dimostrando che la pandemia non ha solo ferito, ha anche insegnato che forse è tempo di cambiare modello esistenziale e abitativo. Questo si può fare solo partendo dalla scuola che è l’infrastruttura culturale del paese. La scuola è l’autostrada del pensiero. Soltanto se riusciamo a cambiare la scuola, e quindi a educare i giovani a un nuovo modo di abitare il mondo, riusciremo a cambiare il paese.  

Dobbiamo passare dal concetto di resilienza al concetto della rigenerazione. Non dobbiamo più resistere ma imparare a esistere in modo nuovo: è l’unico modo per ripartire. Per questo il termine “rigenerazione”: dobbiamo rigenerare i nostri pensieri. “RiGenerazione scuola” perché la “generazione scuola” è la generazione dei giovani da 0 a 18 anni che frequentano la scuola e che appartengono ad ogni epoca: sono i giovani di oggi; saranno gli adulti di domani; e ci saranno nuovi giovani a frequentare la scuola. Quindi cambiando la “generazione scuola” noi facciamo fare pace alle diverse generazioni. 

Gli obiettivi del nostro piano non sono rivolti soltanto ai giovani: riguardano tutti noi. Innanzitutto dobbiamo recuperare la socialità. È Importante non solo per i per i giovani ma anche per tutti noi. Dobbiamo superare il pensiero antropocentrico. Dobbiamo abbandonare la cultura dello scarto: che non è solo il rifiuto, ma anche lo scarto umano. Dobbiamo imparare a vivere insieme in modo nuovo.  Dobbiamo comprendere tra gli obiettivi ambientali il legame imprescindibile che c’è tra le persone e la casa comune. Dobbiamo diventare consapevoli che i problemi ambientali vanno affrontati in modo sistemico. Dobbiamo anche cambiare il nostro linguaggio: imparare un nuovo alfabeto; dobbiamo comprendere che cosa sono la bioeconomia e l’economia circolare. Dobbiamo imparare a costruire i mestieri delle imprese del futuro: a zero emissioni, circolari, rigenerative. Questo si impara a scuola e parte dalla scuola.

Il Piano RiGenerazione Scuola è un piano per la transizione, culturale ed ecologica del paese. “Transitare” significa “andare verso” un nuovo modello di società, con nuovi stili di vita in cui l’attività antropica sia in perfetto equilibrio con la natura. Lo facciamo mettendo a sistema l’esistente; cioè rendendo strutturali e valorizzando tutte quelle azioni che già una buona parte delle scuole italiane hanno intrapreso, anche con alcuni dei nostri partner oggi qui presenti.   Mettiamole a sistema, valorizziamole, facciamo in modo che si possano effettuare anche nell’ultima scuola della periferia dimenticata, perché da lì che dobbiamo ripartire.

Forniremo strumenti didattici ai docenti e alle scuole. Monitoreremo e implementeremo l’educazione civica che per il primo anno ha visto il suo percorso (dopo la reintroduzione delle ore di educazione civica nei programmi scolastici, nda.). Dedicheremo risorse e creeremo legami educativi: una scuola aperta al territorio e a tutte le associazioni, gli enti di ricerca, gli enti pubblici e privati che possono aiutare la formazione educativa della nuova generazione. 

Il piano è basato su quattro pilastri. Il “pilastro dei saperi”: che cosa i ragazzi imparano a scuola? Il “pilastro dei comportamenti”: quali abitudini possono apprendere e acquisire a scuola?  Il “pilastro degli spazi” delle Infrastrutture: perché lo spazio ha uno scopo educativo; lo spazio è il “terzo maestro”. Ultimo non per importanza il “pilastro degli indirizzi”: andiamo a generare nuove opportunità di indirizzo. 
La rigenerazione dei saperi si rifà a determinati obiettivi dell’Agenda 2030. Consiste sicuramente nell’implementazione dell’educazione civica, ma anche nell’opportunità di effettuare con i ragazzi laboratori green: della messa a dimora di alberi; della conoscenza e della consapevolezza della cittadinanza del mare; della capacità e della conoscenza del riuso e dell’importanza di programmare esperienze e riprogettare materiali.
Nel secondo pilastro, la rigenerazione dei comportamenti, proviamo ad educare i nostri ragazzi a nuovi stili di vita. Andremo a lavorare sulla cittadinanza alimentare per nutrire il futuro, perché senza consapevolezza alimentare non c’è futuro da nutrire. Dobbiamo prevedere mense a chilometri zero; rivediamo che cosa c’è nei distributori delle nostre scuole; innalziamo ulteriormente il livello dei CAM (Criteri Ambientali Minimi, nda.) per i fornitori e i gestori delle mense scolastiche. È già on-line il portale del Ministero sul tema “scuola e cibo”. Andiamo verso le emissioni zero: proviamo a portare tutte le scuole verso il “monouso stop” e il “plastic free”; educhiamo i nostri ragazzi anche ad andare a scuola in un modo diverso; e andiamo a rinforzare le aree delle zone scolastiche fornendo al mobility manager degli istituti gli strumenti necessari per coordinare i flussi nel percorso scuola-casa. Al Ministero stiamo lavorando a un software per permettere a ciascuna scuola di avere consapevolezza del flusso dei propri studenti: da dove arriva la maggior parte degli studenti? Da quale area della città? In che misura questo può aiutare a gestire meglio l’orario scolastico? o a interagire con l’ente locale per comprendere quali mezzi pubblici vanno implementati, in quali aree della città?
Terzo Pilastro: le infrastrutture. Già nel PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, che intercetta i finanziamenti europei del Racovery Fund, nda.) ci sono ingenti risorse stanziate per progettare scuole nuove con i livelli delle NZEB: quindi ad alta efficienza energetica. Anche INAIL ha dato il suo contributo per costruire e realizzare scuole nuove, che siano efficienti dal punto di vista energetico. C’è anche “Scuole Verdi”: fondi per orti biologici e affinché dentro e intorno alle scuole ci sia più verde.  
L’ultimo pilastro sono gli indirizzi. Proviamo a spingere il paese verso licei ambientali, istituti tecnici superiori a indirizzo sviluppo sostenibile, e istituti tecnico scientifici che possano dar vita a nuovi mestieri: parliamo di progettazioni a zero emissioni; mobilità sostenibile; bioagricoltura.

Questo piano vuole raccontare una scuola che è infrastruttura culturale. Perché solo attraverso la scuola possiamo diffondere velocemente un nuovo modello di società. La scuola è centro della comunità perché grazie ad essa possiamo imparare a ragionare in termini di intero ciclo di vita, di processi rigenerativi. La scuola può essere comunità energetica: autonoma dal punto di vista energetico e dare anche energia a chi è circostante. Dev’essere modello esistenziale abitativo, per insegnare un nuovo modello di vita; e deve essere il luogo d’origine di un nuovo alfabeto ecologico, perché solo così che possiamo azzerare i conflitti tra le generazioni e creare pensieri. Siamo molto orgogliosi di questo lavoro perché conosciamo solo un modo di cambiare le cose: credendoci e mettendoci al lavoro. Chiudo con una frase del professor Butera: “Dobbiamo passare dal pessimismo dell’intelligenza all’ottimismo della volontà”. Perché è solo con la volontà, e partendo dalla scuola, che cambiamo davvero il paese.

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