Biden riporta gli USA nell’Accordo di Parigi
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Cambiamento Climatico

Biden riporta gli USA nell’Accordo di Parigi

Con l’insediamento del 46° presidente gli Stati Uniti virano verso politiche sostenibili: promessi 2000 miliardi per infrastrutture verdi, recupero del territorio e fonti energetiche carbon free entro il 2035

L’insediamento di Joe Biden come Presidente degli Stati Uniti rappresenta per molti aspetti una svolta storica. Dal punto di vista della cronaca ha fatto storia il tentativo di impedirlo con la violenza da parte di una frangia dell’elettorato. Nel lungo termine potrebbe però risultare ben più epocale il cambio di politica ambientale promesso dal 46° inquilino della Casa Bianca. Dal programma elettorale, dal discorso della vittoria dello scorso novembre, e dal programma di governo diffusi da Biden, si possono trarre delle indicazioni di ciò che, auspicabilmente, avverrà negli USA nei prossimi anni.

In realtà il 7 novembre, dopo la burrascosa vittoria contro Trump, il Presidente Eletto aveva riservato poche parole alla questione ambientale. In un discorso improntato, ovviamente, alla pacificazione nazionale e all’emergenza Covid, Biden aveva accennato all’ambiente in un solo passaggio in cui elencava le “battaglie” per le quali il popolo americano ha “chiamato la sua amministrazione a schierare le forze”. Nell’ordine sono le battaglie per: 1) il controllo del virus, 2) costruire prosperità, 3) l’assistenza sanitaria per le famiglie, 4) la “giustizia razziale” e l’eliminazione del razzismo; e finalmente, al quinto punto, la “battaglia per salvare il clima”.

Il primo passo è il rientro degli Stati Uniti negli Accordi di Parigi per il Clima. Trump, negando più o meno velatamente il fenomeno del cambiamento climatico globale, aveva ritirato il suo paese dagli impegni presi nel 2015. Il successore aveva promesso di far rientrare il colosso americano nel consesso delle nazioni firmatarie dell’accordo già dai primi giorni del suo mandato, ed ha mantenuto la parola. Appena finita la cerimonia dell’insediamento Biden ha firmato un ordine esecutivo accompagnato dalla seguente dichiarazione: “La nostra amministrazione spedirà una lettera alle Nazioni Unite per rientrare formalmente nel giro di 30 giorni (nell’Accordo, nda.). La nostra nazione tornerà a esercitare la leadership globale per portare avanti gli obiettivi dell’Accordo, che includono mantenere la temperatura del mondo entro limiti di sicurezza”.

Durante tutta la campagna elettorale il candidato Biden aveva preso una decisa posizione sulla questione ambientale: “L’emergenza climatica – aveva dichiarato lo scorso aprile – non è una minaccia soltanto per il nostro ambiente, è una minaccia alla nostra salute, all’economia e a molto altro. Dobbiamo portare Trump fuori dalla Casa Bianca e agire per combatterla, prima che sia troppo tardi”. Un anno prima aveva parlato di un piano per la “Rivoluzione dell’energia pulita e la giustizia ambientale”. Piano che nelle sue linee generali, ha poi reso pubblico.

Biden ha promesso 2000 miliardi di investimenti nell’arco del quadriennio del primo mandato per mettere il paese “sulla strada irreversibile dell’ambizioso progresso climatico richiesto dalla scienza”. Il denaro pubblico dovrebbe servire per infrastrutture, tra cui “spazi verdi”, “sistemi idrici”, “reti elettriche” che gettino le basi di una crescita sostenibile e permettano di “resistere agli impatti del cambiamento climatico”. Biden ha promesso anche un milione di posti di lavoro per l’industria automobilistica nazionale con esplicito riferimento alle auto elettriche e alle infrastrutture di ricarica. Sul fronte del trasporto pubblico si parla invece di “opzioni” di scelta per i cittadini grazie a mezzi a zero emissioni, ferrovie leggere, infrastrutture per pedoni e ciclisti. L’annuncio più eclatante è però l’obiettivo di decarbonizzare la produzione elettrica nazionale entro il 2035, e di raggiungere le zero emissioni del settore energetico entro il 2050. Tutto ciò favorendo le fonti pulite per la generazione di energia elettrica, direttamente sul suolo statunitense.

Nel piano trova spazio anche la conversione dei settori delle costruzioni e dell’edilizia abitativa, con futuri interventi di ristrutturazione previsti su 4 milioni di edifici e con l’efficientamento di 2 milioni di abitazioni nel giro dei prossimi 4 anni. Questo settore sarà incentivato sia abbassando i costi di ristrutturazione, sia attivando finanziamenti agevolati. Alle ristrutturazioni si dovrebbero anche aggiungere 1,5 milioni di nuove abitazioni costruite secondo criteri di sostenibilità.

Suggestive anche le misure previste per il recupero dei territori sfruttati in passato: il neo Presidente ritiene di poter creare 250 mila posti di lavoro nelle attività di chiusura di pozzi di petrolio e gas naturale, e nella riconversione ecologica delle miniere abbandonate di uranio, carbone e altri minerali.

Se le promesse saranno mantenute, e considerando l’impatto che gli Stati Uniti hanno sull’economia e sull’impronta ecologica planetaria, sembra che lo slogan “Una presidenza per tutti gli americani” possa assumere un’importanza ben più ampia dei confini continentali.

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