Oceani più caldi che mai
Foto: Gerd Altmann - Pixabay
Cambiamento Climatico

Oceani più caldi che mai

Nel 2020 la temperatura media delle acque del pianeta è stata la più alta di sempre; e il Mediterraneo si riscalda più degli altri mari

Un team internazionale composto da ricercatori e istituzioni scientifiche di diversi continenti ha pubblicato uno studio condiviso che dimostra, una volta in più, quanto purtroppo già è noto: il pianeta si riscalda inesorabilmente, e gli oceani accumulano la maggior parte di questo calore.

Quanto? Nel 2020, anno record degli ultimi decenni per la temperatura media degli oceani, questi hanno assorbito 234 zettajoule di energia sotto forma di calore. Il Joule è l’unità di misura dell’energia e il prefisso “zetta” vale 10 alla 21a potenza. Detto in altri termini: nell’ultimo anno l’energia accumulata dall’idrosfera terrestre è 20 mila miliardi di miliardi di joule maggiore rispetto al 2019. Per dare un’idea delle dimensioni del fenomeno, ENEA, che con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha rappresentato l’Italia in questo sforzo internazionale, ha paragonato questo “calore aggiunto” a quello che sarebbe generato se ognuno degli abitanti della Terra accendesse 80 asciugacapelli contemporaneamente.

Lo studio, intitolato “Upper Ocean Temperatures Hit Record High in 2020” (“Temperature record della superficie oceanica nel 2020”) è stato pubblicato nella rivista Advances in Atmospheric Sciences, ed oltre al picco dell’anno appena concluso evidenzia che cinque degli ultimi sei anni sono i più caldi mai registrati. In particolare le temperature maggiori sono stare raggiunte nel 2020 e nel 2016, quest’ultimoanno caratterizzato anche dal fenomeno naturale di El Ninho, l’innalzamento periodico delle temperature medie del Pacifico che ha effetti sul clima di tutto il pianeta. In aggiunta, i dati affermano che ognuno degli ultimi nove decenni è stato più caldo del precedente.

L’aumento di calore, e il focus dello studio, è concentrato sui primi 2000 metri di profondità, a partire dalla superficie degli oceani. Questa, notoriamente, è la porzione della massa d’acqua planetaria che influenza direttamente il clima, scambiando in continuazione calore ed energia con l’atmosfera. L’importanza di questa situazione è sottolineata dalle parole di Simona Simoncelli, coautrice dello studio in rappresentanza dell’INGV di Bologna: “Il 90% del calore del riscaldamento globale finisce negli oceani quindi in realtà il ‘riscaldamento globale’ non è altro che il ‘riscaldamento dell’oceano’.”

L’innalzamento della temperatura oceanica innesca fenomeni meteorologici più intensi e frequenti del normale, soprattutto nelle regioni costiere: tempeste, cicloni e uragani, inondazioni e innalzamento del livello del mare causati dall’espansione termica e dallo scioglimento dei poli. Anche fenomeni come i vasti ricorrenti incendi che recentemente hanno devastato Amazzonia e Australia, possono essere messi in correlazione agli squilibri delle temperature marine.

La vita di un numero sempre maggiore di persone viene messa in serio pericolo e purtroppo non si sta facendo abbastanza per cercare di limitare gli effetti nefasti del cambiamento climatico globale”, ha affermato Franco Reseghetti del Centro Ricerche Ambiente Marino S. Teresa dell’ENEA, cofirmatario dello studio internazionale. Tra le popolazioni “messe in serio pericolo” dal fenomeno, recentemente ci sono stati gli abitanti delle coste del nord Atlantico, che nell’anno passato hanno subito un numero record di tempeste. Neanche il Mediterraneo è al riparo da questi effetti collaterali del riscaldamento globale: lo studio lo colloca al primo posto tra i mari con il tasso di riscaldamento maggiore negli ultimi anni, con un trend di crescita che perdura da trent’anni. Il 2020 per molti europei ha significato infatti trombe d’aria e piogge di intensità “estrema”; mentre in Italia, Grecia, Spagna e Portogallo sono stati gli incendi ad evidenziare l’aumento delle temperature.

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