Il Parlamento Europeo bandisce il piombo dalle munizioni per la caccia ma concede sette anni di tempo per renderle definitivamente illegali. Ecosistema (podcast) ne parla con Giovanni Albarella, responsabile Antibracconaggio e Attività Venatoria della LIPU.
L’8 ottobre il Parlamento Europeo ha votato a favore del divieto di utilizzo di pallini in piombo nella caccia: un cambiamento epocale per il mondo venatorio.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che l’avvelenamento da piombo causi oltre 3,5 milioni di morti ogni anno nel mondo, oltre a compromettere “la salute e lo sviluppo di centinaia di milioni di bambini”. Nella prossima Assemblea Mondiale della Sanità, che si terrà a maggio, l’OMS presenterà un “Piano d’azione globale per la mitigazione del rischio legato al piombo”.
Il provvedimento del Parlamento UE mira dunque a eliminare un materiale tanto tossico dalle munizioni, e di conseguenza dall’ambiente, come è già stato eliminato da benzine, vernici, materiali da costruzione e prodotto di consumo vari. Tanto più logica e urgente sembra questa decisione, considerando che la caccia (e il tiro sportivo accomunato nel provvedimento) è ormai considerata un’attività ludico – sportiva.
In realtà gli accordi preliminari alla decisione del Parlamento hanno portato alla clausola che concede sette anni di tempo ai paesi membri per recepire il divieto nelle legislazioni nazionali. Un intervallo che a molti appare eccessivo e ingiustificato, considerando che già oggi sono disponibili munizioni atossiche, fatte con altri metalli e composti come l’acciaio, il rame, il tungsteno ed altri.
Intanto la stagione venatoria è iniziata in Italia dal 20 settembre, e terminerà il 31 gennaio, salvo proroghe a discrezione delle regioni. Ufficialmente i cacciatori con licenza in Italia sono circa 580 mila, un numero in costante calo da decenni: erano 1,7 milioni nel 1980 e poco più di un milione nel 1992 quando fu varata la legge che regola il “prelievo venatorio” e la tutela delle specie animali. Uno studio recente della LAC – Lega Anti Caccia riduce però il numero di cacciatori attivi a circa 430 mila, non considerando quelli che, pur avendo armi da caccia regolarmente registrate, non fanno attività venatoria.
Questi numeri non comprendono però i bracconieri, ovvero i cacciatori, autorizzati o meno, che violano le leggi e i regolamenti uccidendo animali appartenenti a specie protette o sparando in luoghi e giornate in cui è vietato. Il WWF ha stimato che 8 milioni di animali protetti sono uccisi ogni anno illegalmente in Italia. Legambiente ha contato circa 3000 illeciti venatori scoperti in media ogni anno che però rappresentano, secondo le stime, soltanto l’ 1% di quelli realmente commessi. Il bracconaggio è un reato penale attribuibile non soltanto a presunti errori o noncuranza della legge: si tratta di un fenomeno criminale spinto da un’economia tanto florida quanto nascosta. Le stime di Legambiente quantificano in 200-300 milioni di euro annui i guadagni derivati dai circuiti della ristorazione, della caccia con richiami vivi, e del commercio internazionale di specie ambite come aquile e falchi, strettamente protetti come tutti i rapaci.
Quali sono le premesse e le conseguenze del bando alle munizioni col piombo? Qual è la situazione venatoria italiana ed europea? Quali ambienti e specie animali sono minacciate dala tossicità del piombo e dall’azione dei bracconieri. Ne abbiamo parlato con Giovanni Albarella, responsabile Antibracconaggio e Attività Venatoria della LIPU, ospite di Ecosistema, il programma settimanale curato da Earth Day Italia sulle frequenze di Radio Vaticana. Di seguito il podcast della trasmissione.
