Intervista al Presidente di Assoambiente sulla situzione energetica in Italia e in Europa: dalle rinnovabili destinate a prevalere, alle diverse opzioni nucleari; dall’illusione del “gas facile”, alla realtà dell’80% dei consumi energetici ancora di origine fossile.
Tra crisi geopolitiche, sicurezza degli approvvigionamenti e necessità di accelerare la transizione energetica, il dibattito sul futuro del sistema energetico europeo si fa sempre più urgente. Con Chicco Testa, presidente di Assoambiente, incontrato a margine del Festival dell’Innovability Impatta Disrupt, affrontiamo i nodi cruciali di questa fase: la vulnerabilità energetica dell’Europa, il ruolo delle fonti rinnovabili, la prospettiva del nucleare e le scelte infrastrutturali necessarie per costruire un mix energetico più solido.

L’attuale crisi geopolitica ha reso particolarmente evidente la fragilità della nostro sistema energetico.
La doppia crisi che abbiamo vissuto in poco più di dieci anni, prima la guerra russa-ucraina con la fine dei rifornimenti facili e poco costosi di gas dalla Russia, e oggi la crisi iraniana con la chiusura dello strato di Hormuz, hanno messo ancora una volta in evidenza la fragilità del sistema energetico italiano ed europeo.
Già negli anni Settanta, con la doppia crisi energetica del ’73 e del ‘79, quando il prezzo del petrolio schizzò alle stelle, avremmo dovuto cercare seriamente di trovare strade alternative all’uso esclusivo delle fonti fossili. Non abbiamo imparato la lezione e purtroppo è andata diversamente. Soprattutto l’arrivo del gas russo, facile e a basso costo, ha drogato il sistema e ci ha fatto pensare di essere in sicurezza. Così non è stato.
Negli anni Settanta fu varato un importante programma nucleare in Europa e in Italia. La Francia lo ha attuato, altri paesi ne hanno fatto una parte; noi italiani invece con il referendum dell’87 abbiamo chiuso a questa possibilità. Si tratta adesso di ripartire con una serie di cose nuove.
A che punto è lo sviluppo delle rinnovabili?
Le rinnovabili sono cresciute molto nel nostro paese e un po’ in tutto il mondo. Sono certamente una cosa positiva e una scelta necessaria. Dobbiamo però ricordare che servono principalmente per fare energia elettrica, ma questa è solo una parte dei nostri consumi, in Italia è il 23%, nel mondo è intorno al 20%. Il resto dei consumi deriva dai combustibili fossili: quando ci scaldiamo lo facciamo con il gasolio e il metano; quando viaggiamo usiamo la benzina; il petrolchimico ha bisogno del petrolio per le sue produzioni; e poi gli aerei, le navi, i camion, etc. Quindi: benissimo le rinnovabili, ma bisogna spostare verso l’elettrico una serie di consumi: il riscaldamento domestico, l’auto elettrica, etc. Ma è difficile pensare di sostituire totalmente i combustibili fossili. Trent’ anni fa i combustibili fossili soddisfacevano circa l’80% del fabbisogno energetico del mondo. Oggi quell’80% continua ad essere il numero giusto; perché bisogna anche tenere conto del fatto che nel frattempo i consumi energetici sono cresciuti enormemente: non tanto in Italia o in Europa, ma nel mondo. Ci sono aree come l’India, la Cina, il Sud America, l’Indonesia che stanno crescendo nei loro consumi energetici. Ricordiamoci sempre che senza energia non c’è sviluppo, non c’è crescita economica, non c’è benessere.
L’opzione nucleare. Che parte dovrebbe avere nel mix energetico?
L’energia nucleare non è la soluzione del problema. Non esiste “una” soluzione: ne esistono diverse. Ci sono le rinnovabili, i biocombustibili, e c’è anche l’energia nucleare. L’Europa nella scorsa legislatura ha fatto un errore drammatico cercando di uccidere il nucleare; tra l’altro una delle poche eccellenze tecnologiche europee, visto il ruolo della Francia. Adesso ha cambiato completamente opinione, anche Ursula von der Leyen continua a dire che bisogna fare anche il nucleare. Quale nucleare? Di tutte le generazioni disponibili. Non apriamo un’altra guerra tra chi vuole gli impianti tradizionali, chi quelli piccoli, chi aspetta la fusione. Nel mondo si stanno costruendo un centinaio di reattori nucleari, prevalentemente con le tecnologie già esistenti che hanno dimostrato di essere molto sicure e di avere anche costi molto contenuti, quando vengono fatte bene.
Comunque, ben vengano gli small modular reactor, reattori più piccoli che vengono fabbricati più agevolmente e di più facile installazione; e naturalmente tutti speriamo che la fusione possa dare un contributo fondamentale. Su questo punto gli ottimisti pensano che già negli anni Trenta ci potrebbe essere qualche cosa, mentre secondo i più realisti ci vorranno ancora almeno altri venti o trent’anni.
Le rinnovabili sono correttamente incentivate? Le reti sono pronte?
L’energia rinnovabile in Italia è cresciuta molto in questi anni, soprattutto il fotovoltaico. Hanno ricevuto incentivi generosissimi, molti di questi secondo me assolutamente eccessivi. Incontrano qualche difficoltà soprattutto per gli aspetti paesaggistici; perché l’Italia è un paese dal territorio molto fragile e molto prezioso, e queste tecnologie sono spesso piuttosto invasive dal punto di vista paesaggistico. Credo si debba continuare a installarle, privilegiando zone territoriali poco preziose, incentivando le coperture dei tetti, dei magazzini, dei centri logistici; ma non c’è dubbio che le rinnovabili siano destinate a diventare la principale fonte di produzione di energia elettrica.
